Come è noto il DL 167/1990 prevede che le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici che detengono all’estero investimenti o attività di natura finanziaria, sono obbligati ad indicarli nella propria dichiarazione dei redditi attraverso la compilazione del quadro RW (salvo il caso in cui queste non siano affidate in gestione o amministrazione ad intermediari finanziari residenti).

Con la Legge Europea 2013 (L. 97 del 6 agosto 2013) sono state apportate importanti modifiche a tale adempimento ed è stato introdotto l’obbligo di tassazione alla fonte dei flussi finanziari di provenienza estera (vedasi ns. lettera informativa n. 26).
In data 18 dicembre 2013, con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia, l’Agenzia delle Entrate ha fornito una serie di istruzioni relative alla compilazione del quadro RW e alla citata nuova forma di tassazione alla fonte, che appaiono però ben lungi dal consentire ai contribuenti interessati una compilazione priva di rischi della propria dichiarazione.

Monitoraggio fiscale (quadro RW): i nuovi obbligati

A seguito delle modifiche di cui sopra, l’obbligo di indicazione nel quadro RW della dichiarazione dei redditi degli investimenti e delle attività finanziarie detenute all’estero è stato esteso anche nei confronti di quei soggetti che, pur detenendo detti investimenti e dette attività per il tramite di società ed altre entità giuridiche, sono di fatto i titolari effettivi così come definiti dalla normativa antiriciclaggio (D.Lgs. 231/2007).

Per titolari effetti si intendono:

a) In caso di società:

  • a. La persona fisica o le persone fisiche che di fatto sono proprietari o controllano (direttamente o indirettamente) un’entità giuridica. In ogni caso è considerato titolare effettivo il soggetto che detiene una partecipazione maggiore al 25% del capitale sociale.
  • b. La persona fisica o le persone fisiche che esercitano di fatto un azione di direzione e di controllo sull’entità giuridica.

b) In caso di enti quali fondazioni, trust etc.

  • a. Se i beneficiari sono individuati, la persona fisica o le persone fisiche beneficiarie di almeno il 25% del patrimonio;
  • b. Se i beneficiari non sono individuati, le “categorie di persone” nel cui interesse l’ente giuridico è stato costituito;
  • c. La persona fisica o le persone fisiche che di fatto controllano almeno il 25% del patrimonio.

È importante sottolineare come la nozione di titolare effettivo è ben più ampia rispetto a quella di persona fisica. Infatti essa può comprendere anche gli enti non commerciali e le società semplici o enti similari.

Tra le varie stravaganze introdotte recentemente e a cui noi tutti siamo condannati, si evidenzia l’obbligo, in caso di trust opachi, di compilazione del quadro RW per “le categorie di persone”. Non è del tutto chiaro come delle “categorie di persone” possano compilare il quadro RW.

Monitoraggio fiscale (quadro RW): gli investimenti e le attività finanziarie da indicare. Falsa semplificazione o vera complicazione?

Al ricorrere di una delle fattispecie di cui sopra, il contribuente deve procedere con i seguenti adempimenti.

Partecipazioni in società estere
Nel quadro RW deve essere indicato il valore della partecipazione detenuta nella società estera.

Partecipazioni in società residenti in paesi non collaborativi
Nel quadro RW non deve essere inserito il valore della partecipazione, bensì il valore degli investimenti e delle attività finanziarie detenute all’estero dalla società, nonché la percentuale di partecipazione alla società stessa.
Il medesimo obbligo di monitoraggio si applica anche nel caso di controllo indiretto.

Partecipazioni in società estere
Ai fini del monitoraggio fiscale, rilevano le partecipazioni in società italiane che detengono investimenti all’estero, qualora si verifichi il requisito del titolare effettivo.

Fondazioni, trust e altre entità
Per la individuazione del titolare effettivo, occorre far riferimento all’ammontare degli investimenti e delle attività finanziarie detenute all’estero, a nulla rilevando la residenza dell’entità.
Per quanto riguarda i trustee, il Provvedimento prevede che questi siano obbligati a fornire ai beneficiari titolari effettivi tutte le informazioni necessarie per la corretta compilazione del quadro RW.

OICVM
Ai fini del monitoraggio, non assumono rilevanza gli OICVM italiani che effettuano investimenti all’estero.
Per gli OICVM costituiti in Stati non collaborativi, si applicano le disposizioni previste per le società estere.

Nel declinare le istruzioni per la compilazione del quadro RW, il Provvedimento parla di paesi collaborativi, rimandando alla fantomatica lista indicata all’art. 168 bis, comma 1 del TUIR. Tuttavia occorre sottolineare che tale articolo non è mai entrato in vigore; ci si chiede pertanto se bisogna far riferimento alla lista di cui al DM 4 settembre 1996 (white list) ovvero, per esclusione, alle liste di cui ai DM 21 dicembre 2001, 23 gennaio 2002 e 4 maggio 1999 (black list).

Monitoraggio fiscale (quadro RW): i dati da dichiarare

Qualsiasi investimento o attività finanziaria detenuta all’estero deve essere oggetto di monitoraggio fiscale, e quindi dichiarata, a prescindere dall’importo. Non sono più previste quindi soglie di esenzione sotto le quali non scattano gli obblighi dichiarativi.

Immobili: il valore da indicare è quello utilizzato ai fini dell’IVIE (imposta sul valore degli immobili all’estero).

Attività finanziarie: il valore da indicare è quello utilizzato ai fini dell’IVAFE (imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero).

Attenzione: non esiste un limite minimo sotto il quale l’investimento non va dichiarato, così come l’obbligo di indicazione esiste anche qualora il bene all’estero non generi materia imponibile in Italia.

Il contribuente è tenuto ad indicare la consistenza degli investimenti e delle attività finanziarie:

  • All’inizio di ciascun periodo di imposta (ovvero all’inizio del possesso in caso di acquisto in corso d’anno)
  • Al termine del periodo di imposta (ovvero al termine del periodo di possesso in caso di cessione in corso d’anno).

Per quanto riguarda i conti correnti ed i libretti di risparmio detenuti in Stati definiti come non collaborativi, il contribuente è tenuto ad indicare l’ammontare massimo raggiunto dal conto corrente nel periodo di imposta.

Rimangono molte incertezze e dubbi irrisolti: uno fra tutti. Nel caso di un dossier titoli all’estero, che viene fatto “girare” dal contribuente o dal gestore estero molte volte, come è possibile ottemperare agli obblighi dichiarativi? Come devono essere valorizzati gli acquisti, le vendite e le giacenze (con il criterio LIFO, con il FIFO oppure con il criterio del Costo Medio Ponderato).
Tutti questi, sono aspetti che dovranno trovare una rapida spiegazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, onde evitare che i contribuenti ed i loro professionisti rimpiangano il tanto odiato vecchio quadro RW.

Monitoraggio fiscale (quadro RW): il cambio da utilizzare

La valorizzazione dei dati da indicare deve essere effettuata utilizzando il cambio che annualmente verrà stabilito con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

In questo caso non dovrebbero esserci particolari novità rispetto al passato.

IL REGALO DELLA BEFANA: LA TASSAZIONE ALLA FONTE DEI REDDITI E DEI FLUSSI FINANZIARI DI FONTE ESTERA DIVENTA REALTA’.

Tassazione alla fonte dei flussi finanziari e dei redditi esteri: la novità arriva con la Befana

Nell’ambito del rafforzamento della lotta all’evasione fiscale, la legge Europea ha ulteriormente ampliato i compiti e gli obblighi per gli intermediari finanziari residenti.
Infatti, il nuovo comma 2 dell’art. 4 del DL 167/1990 ha stabilito che i redditi degli investimenti all’estero e delle attività finanziarie detenute all’estero siano assoggettate a ritenuta o ad imposta sostitutiva non solo nel caso in cui dette attività siano detenute in gestione, custodia o amministrazione da parte degli intermediari residenti, ma anche nel caso in cui gli intermediari residenti intervengano nella semplice riscossione dei relativi flussi finanziari e dei redditi.
In pratica ogni qualvolta il contribuente trasferirà dall’estero all’Italia delle disponibilità, l’intermediario residente che interviene nella riscossione effettuerà, al ricorrere delle condizioni indicate di seguito, un ritenuta a titolo di acconto del 20%.
Anche in questo caso sono necessari ulteriori chiarimenti: infatti, qualora intervengano due o più intermediari residenti, quali di questi è quello obbligato alla ritenuta?

Tassazione alla fonte dei flussi finanziari e dei redditi esteri: i redditi soggetti alla ritenuta

La ritenuta alla fonte a titolo d’acconto è pari al 20% e deve essere applicata sui seguenti redditi di capitale e redditi diversi (provenienti da investimenti esteri o attività finanziarie estere).

  • Interessi e altri proventi da soggetti non residenti derivanti da contratti di mutuo, deposito e conto corrente (diversi da quelli bancari).
  • Importi delle rendite perpetue e prestazioni annue ex artt. 1861 e 1869 C.C. quando il soggetto debitore è non residente.
  • Compensi corrisposti da soggetti non residenti relativamente a prestazioni di fidejussioni o altre forme di garanzia.
  • Ogni altro provento derivante da rapporti aventi per oggetto l’impiego di capitale.
  • Plusvalenze derivanti dalla cessioni di immobili all’estero detenuti da meno di cinque anni.
  • Plusvalenze da alienazione di terreni edificabili detenuti all’estero.
  • Redditi di locazione di immobili detenuti all’estero.
  • Redditi esteri di natura fondiaria.
  • – Redditi derivanti dalla concessione in usufrutto e dalla sublocazione di beni immobili detenuti all’estero, dall’affitto, dalla locazione, noleggio o concessione di beni all’estero o di aziende all’estero.
  • Plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate in società non residenti.

Il prelievo deve essere effettuato esclusivamente nei confronti dei soggetti a cui si applicano gli obblighi di monitoraggio e quindi nei confronti di persone fisiche non esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo, enti non commerciale e società semplici e equiparate.

Tassazione alla fonte dei flussi finanziari e dei redditi esteri: l’autocertificazione

L’obbligo di applicazione della ritenuta riguarda qualsiasi flusso proveniente dall’estero, a prescindere dall’incarico alla riscossione all’intermediario. La ritenuta tuttavia non deve essere applicata qualora il contribuente dichiari, mediante autocertificazione (in forma libera), che il flusso in entrata non costituisce reddito di capitale o reddito diverso derivante da investimenti o attività finanziarie detenute all’estero.

L’autocertificazione del contribuente può essere presentata all’intermediario anche in via preventiva.
Qualora il contribuente non fornisca la citata autocertificazione, l’intermediario è tenuto ad applicare sull’intero flusso in entrata la ritenuta del 20%.

L’intermediario inoltre è tenuto a comunicare all’Agenzia delle Entrate i nominativi per cui non è stata applicata la ritenuta.

Successivamente andrà chiarito in che modo gli intermediari dovranno trasmettere le varie informazioni all’Amministrazione finanziaria (anche se è lecito ipotizzare che possa essere utilizzato il Mod. 770 Ordinario).

Tassazione alla fonte dei flussi finanziari e dei redditi esteri: il versamento da parte degli intermediari

Gli intermediari sono tenuti a versare all’Erario quanto trattenuto entro il 16 del mese successivo al prelievo.

L’obbligo di prelievo si applica ai flussi finanziari per i quali gli intermediari intervengono nella loro riscossione a partire dal 1 gennaio 2014. Tuttavia:

  • Per i flussi in entrata dall’estero ricevuti nel mese di gennaio 2014, gli intermediari non devono applicare la ritenuta alla fonte ma sono tenuti ad effettuare la segnalazione all’Amministrazione finanziaria.
  • I versamenti relativi alle ritenute per i flussi in entrata dall’estero, dovuti per il periodo dal 1 febbraio 2014 al 30 giugno 2014, possono essere effettuati entro il 16 luglio 2014, con la maggiorazione degli interessi pari al 4% annuo e senza applicazione di sanzioni.

In caso di applicazione della ritenuta in misura superiore al dovuto, al contribuente è data facoltà di richiedere all’intermediario il rimborso di quanto trattenuto in eccedenza entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello del prelievo.
L’intermediario a sua volta potrà scomputare quanto rimborsato al contribuente dai versamenti successivi che andrà ad effettuare.

L’anno che verrà: il nuovo quadro RW (monitoraggio fiscale)

2 pensieri su “L’anno che verrà: il nuovo quadro RW (monitoraggio fiscale)

  • 2 Febbraio 2014 alle 12:01
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    mi scusi ma non riesco a capire se io ho un dossier titoli del valore di 20000 eur cioe’ 10 obbligazioni detenute in un rapporto di deposito titoli in una banca estera con una rendicontazione annuale nel calcolo dell’IVAFE si deve tenere conto del valore di mercato al 31-12-2013 del rapporto titoli complessivo ad esempio 21100 eur (come capita nel calcolo del bollo in italia) oppure bisogna scorporare ogni singola obbligazione?

  • 3 Febbraio 2014 alle 17:49
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    Buonasera,
    da quest’anno il quadro RW della dichiarazione dei redditi deve essere compilato anche per l’assolvimento dell’IVAFE (e dell’IVIE). Il quadro è strutturato al fine di monitorare la detenzione di tutti gli investimenti posseduti all’estero dal contribuente nel periodo di imposta oggetto di dichiarazione.
    Il contribuente non solo compilerà tanti righi quanti sono gli investimenti in essere a fine anno ma dovrà anche tener conto di quei titoli non più presenti nel dossier al 31 dicembre. La sommatoria dei singoli valori, pertanto, costituirà la base imponibile su cui calcolare l’IVAFE.

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