Fin dal 2010 l’OCSE ha invitato gli stati membri a contrastare l’evasione fiscale utilizzando come strumento anche la voluntary disclosure. Ad oggi sono 39 i paesi dell’OCSE che ammettono tale procedura, nell’ambito della quale generalmente è prevista:

  • un’autodenuncia da parte del contribuente,
  • una riduzione delle sanzioni e la protezione da possibili conseguenze penali.

Che cosa è la voluntary disclosure

La voluntary disclosure è una procedura che prevede:

  • L’autodenuncia da parte del contribuente residente in Italia di tutte le attività economiche e finanziarie possedute all’estero (l’autodenuncia deve essere totale e non parziale) e conseguentemente la perdita dell’anonimato;
  • Il versamento di tutte le imposte relative alle attività ed agli investimenti esteri non dichiarati;
  • Un trattamento più favorevole ai fini dell’applicazione delle sanzioni nei confronti del contribuente che intende aderire;
  • La possibilità di avvalersene per un periodo di tempo illimitato (non è prevista una scadenza).

Che cosa non è la voluntary disclosure

  • Non è uno scudo fiscale.
  • Non è un condono.
  • Non garantisce l’anonimato.

Cosa prevede l’Italia

In data 31 luglio 2013, l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 25/E, nell’ambito dell’attività di contrasto all’evasione fiscale internazionale, ha individuato nell’UCIFI (Ufficio centrale per il contrasto agli illeciti fiscali internazionali), la struttura deputata a sviluppare iniziative volte a favorire la voluntary disclosure di attività economiche e finanziarie detenute illecitamente all’estero da parte di soggetti residenti in Italia.
Ad oggi si è in attesa di un provvedimento che fornisca i necessari chiarimenti al fine di rendere operativo lo strumento.

Le fasi della procedura

a. L’incontro con il professionista

E’ la fase preliminare, durante la quale il contribuente incontra il professionista e fornisce un quadro completo circa le attività detenute all’estero e non dichiarate.

Il professionista:

  • valuta la situazione rappresentata dal cliente anche alla luce della normativa antiriciclaggio;
  • verifica la possibilità di usufruire della voluntary disclosure;
  • prende contatto con l’UCIFI ai fini della conferma della possibilità di aderire al programma di regolarizzazione.

b. L’istruttoria

L’istruttoria si articola in più fasi:

  • Il professionista incontra l’UCIFI competente in base alla residenza del contribuente, fornendo, in maniera anonima, tutte le informazioni relative alla genesi del patrimonio detenuto all’estero;
  • Una volta concordato con l’ufficio le modalità di autodenuncia, il contribuente interessato valuterà la convenienza a dar corso alla voluntary disclosure;
  • L’accettazione della procedura comporta immediatamente la perdita dell’anonimato;
  • L’Ufficio emette gli avvisi di accertamento nei quali sono indicate le somme dovute a titolo di imposta, di sanzione e di interessi;
  • Il contribuente paga quanto è emerso dagli avvisi di accertamento e inizia a dichiarare ufficialmente le attività detenute all’estero.

I periodi accertabili

I periodi oggetto di autodenuncia da parte del contribuente sono quelli accertabili secondo le attuali norme. In particolare:

Investimenti e attività detenute in paesi con i quali esiste lo scambio di informazioni:

  • In caso di dichiarazione presentata, l’accertamento deve essere emesso entro il quarto anno successivo a quello di presentazione (fino al 31 dicembre 2013 l’ultimo periodo accertabile è il 31 dicembre 2008. Il 1 gennaio 2014 sarà il 31 dicembre 2009).
  • In caso di dichiarazione omessa, l’accertamento deve essere emesso entro il quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata (fino al 31 dicembre 2013 l’ultimo periodo accertabile è il 31 dicembre 2007. Il 1 gennaio 2014 sarà il 31 dicembre 2008).

Investimenti e attività detenute in paesi a regime fiscale privilegiato (c.d. paesi black list)

  • In caso di dichiarazione presentata, l’accertamento deve essere emesso entro l’ottavo anno successivo a quello di presentazione (fino al 31 dicembre 2013 l’ultimo periodo accertabile è il 31 dicembre 2004. Il 1 gennaio 2014 sarà il 31 dicembre 2005).
  • In caso di dichiarazione omessa, l’accertamento deve essere emesso entro il decimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata (fino al 31 dicembre 2013 l’ultimo periodo accertabile è il 31 dicembre 2002. Il 1 gennaio 2014 sarà il 31 dicembre 2003).

Le imposte

In assenza di chiarimenti o istruzioni, le imposte dovute possono essere calcolate utilizzando:

  • il metodo analitico;
  • il metodo presuntivo o forfettario.

Il metodo analitico richiede una ricostruzione dettagliata e dimostrabile di tutti i redditi percepiti dal contribuente lungo il periodo “accertabile”. A secondo della tipologia di reddito percepito (dividendo, interesse ecc.), la tassazione avviene in misura ordinaria o in via sostitutiva.
Il metodo presuntivo prevede che alla consistenza patrimoniale si applichi un rendimento presunto pari al tasso medio di riferimento stabilito dalla BCE. Il reddito viene poi tassato in via ordinaria.
Si ricorda che la voluntary disclosure presuppone il pagamento integrale delle imposte e degli interessi maturati.
Le sanzioni
Le sanzioni che verranno applicate riguarderanno sia l’omessa o infedele compilazione del modulo RW sia le imposte dovute e non dichiarate.
Si ha ragione di credere che le sanzioni relative al quadro RW saranno irrogate direttamente dall’UCIFI mentre quelle relative alle imposte non dichiarate e non pagate saranno demandate ai vari uffici provinciali.

Al momento non sono previsti interventi legislativi sulle sanzioni applicabili. Tuttavia è possibile affermare quanto segue:

  • la normativa vigente consente al contribuente destinatario di avviso di accertamento, di pagare quanto richiesto dall’Ufficio usufruendo di una riduzione della sanzione in virtù dell’atteggiamento collaborativo.
  • L’art. 7, comma 4 D.Lgs. 472/1997 consente all’Ufficio, al ricorrere di circostanze eccezionali “che rendono manifesta la sproporzione tra l’entità del tributo cui la violazione si riferisce e la sanzione”, di ridurre fino alla metà la sanzione applicabile.

È importante rilevare come l’attuale disciplina sanzionatoria preveda che, in caso di attività non dichiarate e detenute in un paese a fiscalità privilegiata, tutta la consistenza patrimoniale sia considerata frutto di redditi esteri che non hanno scontato alcuna imposta.

Gli effetti penali

Il rilievo penale della voluntary disclosure, rappresenta uno degli aspetti più delicati dell’intera procedura. Il D.Lgs. 74/2000 prevede infatti che, al di sopra di certe soglie (nota 1), la dichiarazione infedele e l’omessa dichiarazione costituiscano reati penali che obbligano le procure della Repubblica a perseguire il contribuente.
Al riguardo, un intervento legislativo volto alla depenalizzazione nel caso di infedele dichiarazione o di omessa dichiarazione per tutti coloro che aderiranno alla voluntary disclosure, appare quanto mai opportuno, tenuto conto che rimarrebbero comunque sanzionabili da un punto di vista penale i reati di dichiarazione fraudolenta, falsa fatturazione e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.

Criticità

Allo stato attuale esistono una serie di punti critici che dovranno necessariamente essere risolti dal legislatore e dall’Ufficio prima di poter aderire al processo di voluntary disclosure. In particolare, sarà opportuno:

  • Un intervento del legislatore in tema soppressione delle sanzioni penali per coloro che aderiranno al processo di voluntary disclosure;
  • Un’indicazione sulle prove da fornire al fine di vincere la presunzione di redditività delle attività detenute nei paesi a fiscalità privilegiata (paesi black list);
  • L’applicabilità dell’agevolazione di cui al già citato art. 7, comma 4 D.Lgs. 472/97 che prevede la possibilità di vedersi ridotte le sanzioni del 50%;
  • I casi in cui i reddito delle attività oggetto di regolarizzazione potrà essere determinato secondo il metodo presuntivo o forfettario.

Nota 1

Art. 4 D.Ls. 74/2000: “ Dichiarazione infedele:
Fuori dei casi previsti dagli articoli 2 e 3, è punito con la reclusione da uno a tre anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi, quando, congiuntamente:

  • l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro cinquantamila;
  • l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al dieci per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a euro due milioni.”

Art. 5 D.Ls. 74/2000: “Omessa dichiarazione:

  • E’ punito con la reclusione da uno a tre anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte, quando l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte a euro trentamila.
  • Ai fini della disposizione prevista dal comma 1 non si considera omessa la dichiarazione presentata entro novanta giorni dalla scadenza del termine o non sottoscritta o non redatta su uno stampato conforme al modello prescritto.”

 

Voluntary disclosure: un nuovo scudo fiscale?